13 settembre 2011

L'ultimo (seconda parte)

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Mi sentivo leggiadro, quasi sospinto da una forza leggera…, e poi spintonato: – …e non fatevi più vedere! –; quindi vidi Luca comparirmi di fianco, anche lui spintonato.
Alle!! – corse subito da me preoccupato. Ma cos’era tutto quel fastidioso senso d’umidore all’occhio? – Uh! Tieni! – mi prestò un suo fazzolettino e poi m’accompagnò claudicante all’uscita, sorreggendomi.
Ci sedemmo s’un’aiuola di fuori dal cancello.
Sanguina ancora molto? – ma invece di rispondere, gli mostrai un fazzoletto.
Adesso chiamo! – prese il cellulare.
No, aspetta!

L'ultimo (prima parte)

La madre venne a prendermi, portando lo zainetto per la notte, sul tardo pomeriggio dell’ultimo dell’anno: i suoi ci avrebbero accompagnati e i miei venuti a prendere, così che i suoi avrebbero potuto vedere il posto della festa e noi, poi finalmente ridormire a casa mia. Ma intanto mi toccava un’altra mezza cena a casa coi suoi: che, non certamente per la madre, ma per suo padre sì, mi metteva a disagio, visto che era anche il novello capo del mio!

10 marzo 2011

Natale

Uffa, Alle, ma che borsa che sei: è l’ultima volta che ti porto al mercato con me! – ma se mi ci aveva costretto lei!...: quando io, invece, avrei potuto rimanermene a letto, a poltrire, in questa fredda giornata d’inverno.
Aspetta...! Quanto viene? – chiesi all’ambulante.
Quindici
Ma ce l’hai già un portafoglio! – tirò, cercando di portarmi via.
Ma non è per me: è un regalo! – la staccai – È per Luca!
Per Luca...?
Sì!! Per Luca! – ribadii con aria di sfida.
Ma regalagli qualcosa di più adatto alla sua età! – mmmh!!!
Mamma... – non sapevo mai come risponderle quando faceva così – è una cosa nostra: tu... non puoi capire! Insomma... fatti gli affari tuoi! – ecco: ce l’avevo fatta!
Oh, va be’... scusa, – alzò le mani... – in fondo i soldi sono i tuoi! – ecco! appunto! Ma possibile che c’avesse sempre da ridire? – Vuol dire che glielo darai domani... – riprese andandocene.
Ma domani non siamo dallo zio...
Sì, ma prima passiamo per fargli auguri, visto che ci hanno invitati a cena... – così, avevamo finalmente modo di dargli quei regali che da una settimana avevano preso; almeno, questa volta, avevano un vero valido per sentirsi perennemente in debito cogli altri...

07 gennaio 2011

Cena a casa di Luca

Martedì. Oggi Luca non era venuto, perché, tanto, domani sarebbe stato primo giorno di vacanza, e quindi avremmo avuto «altri giorni...» per vederci; ma io mi son ammazzato tutto il giorno di seghe ugualmente, pensando a lui disperatamente, alla sua mirabile verga. Da menare. Ma in fondo sarebbe stato del tutto inutile, perché oggi ci sarebbe stato mio padre a rompere le balle in casa, tutto il giorno.

26 novembre 2010

Da Roberto

E finimmo col perderci tra gli anonimi palazzoni popolari della periferia modenese: in cerca di quello di Robertino. – Te l’avevo detto che non è qui! – rimproverai a mio padre; ma lui niente: testardo come un mulo! continuava per quella strada. Era quella, la seconda rata dei suoi per sdebitarsi, dopo l’aver riportato a casa mia madre la prima volta, per quella settimana trascorsa con noi in vacanza; ma dopo quella… avrebbero, come minino, dovuto ripensarne a una terza, se veramente volevano sdebitarsi definitivamente. – Oh… eccolo! – disse mio padre con la cantilena di chi la sapeva lunga, vedendo il civico corrispondente al numero sul biglietto; ma si era sbagliato almeno tre volte! Parcheggiò nel cortile interno, e subito scese su di noi un magone immenso nel vedere lo squallore di quel palazzone sullo sfondo d’una giornata uggiosa, che più uggiosa non poteva essere.
L’entusiasmo dell’inizio – solo loro – si trasformò presto solo in un tiepido stimolo ad andare avanti, che ci accompagnava anche nel movimento lento dello scendere dalla macchina con lena indolente: quasi una moviola. Mio padre prese il vino; mia mamma, il dolce, fatto da lei: antica ricetta di famiglia, cosa buona veramente! peccato che lo facesse solo di rado o per eventi speciali (tipo ospite a cena), per la sua stramaledetta idea della linea – obbligando pure me e mio padre ad essa –; io, invece…, era già tanto che li avevo accompagnati…

16 luglio 2010

Venerdì prima di Natale

Venerdì prima di Natale. Come al solito da noi si respirava aria leggiera di festa, ben prima che il calendario ne segnasse l'inizio ufficiale, e avendo anche quest'anno raggiunto, per la seconda volta consecutiva, il monte-ore prestabilito, avevamo diritto a un'altra giornata “d'autonomia”, che però la presidenza aveva deciso di trasformare in un'altra occasione culturale, anche sta volta vista l'imminenza delle vacanze.

Ci stavamo recando al teatro comunale, quando notai tra la scolaresca un gruppuscolo di primini, e tra loro la bionda cavezza di Luca, che spiccava per la flavizie tra l'altre cucuzze circostanti: delle vere e proprie teste di primo, ma che a volte sapevan esser così buffe e tondeggianti che mi veniva voglia d'abbracciarli tutti quanti.
Allungai il passo, allontanandomi dai miei amici, per avvicinarmi a quel gruppo di primini, poi rallentai, per non essere avvistato: non volevo fargli pesare troppo la mia ingombrante presenza, o meglio non volevo sentirmi addosso tutte le loro saette oculari, che mi trafiggevan ogni volta che mi avvicinavo a uno di loro con la mia più alta figura: Luca, quasi fossi una minaccia per la loro cerchia. Luca nel frattempo si era portato all'esterno del gruppo, e ora camminava a non più d'uno o due passi davanti a me: – Pss...! Ciao! – bisbigliai.

23 novembre 2009

Il giocattolino

Aveva un che d’insolitamente serioso oggi Luca: sarà stato per la scuola, o per qualche compito che non riusciva a finire, oppure per qualche verifica incombente; fatto sta che un’aria così greve, mal si addiceva al suo esserino minuto e solitamente giocoso: refrattario persino alle mie coccoline fattegli dietro l’orecchio o al coppino, che scartava infastidito scansando la testa. Tornai alla carica trascinandogli la seggiola – oggi insolitamente lontana – vicino e rigrattandogli l’orecchio, ma mi scacciò via la mia mano innervosito.
Beh… – pronunciai io con sconcerto per chiedergli spiegazioni.
Cosa vuoi? Tanto io sono soltanto un primino! – mi accusò.
Ma cosa…?
Oggi…. a scuola….! non è che perché voi siete di terza, noi non sentiamo! – noi…? voi…? ma che cos’era tutta quella: l’inizio della rivolta dei primini?
Oh… ma si può sapere cos’hai...? – gli pugnettai simpaticamente la spalla, ma lui s’allontanò invece di rispondermi come il solito.
Maledetto quel roscio! doveva esserci lui dietro! C’era lui infatti stamattina, quando avevo detto a Fausto di lasciar correre perché gli era cozzato contro: perché in fondo era “soltanto un primino”; e lui allora, offeso, doveva aver riferito tutto a Luca, con sommo godimento, stravolgendolo l’episodio: perché invidioso della nostra amicizia.

23 ottobre 2009

Vuoi un Bacio?

Il compito gli era andato bene, mi aveva detto: dopo la nostra ripassatina..., e ora io ero lì che l’attendevo, come una fidanzatina alla finestra pronta a lucidare il motorino del suo bell’amato; del suo fidanzino. Poi, il suo prim prim, prima, e il suo drin drin, dopo, mi fecero le scale scendere velocemente, felice come una pasqua, e gridare a mia madre: – È per me! – perché stava per aprirgli; poi svelto mi dileguai dirigendomi al garage – avendogli indicato di dirigersi sul retro dalla finestra del salotto –, sotto gli occhi sbalorditi di mia madre per la mia velocità.

Dai entra! – gli dissi sulla soglia del garage e lui v’irruppe sgasando, infestando tutto l’ambiente coi suoi gas di scarico.
Cs!... cs!... LucAA!!! – lo rimproverai, e – Scusa... – mi chiese lui con la sua faccina mesta, togliendosi il casco: ma come facevo a rimproverare con un primino così!
Dai... vieni! – lo traghettai in camera mia, intanto che i gas si dissipassero: – ... ‘tanto vienti a cambiare! –.
Perché?
Perché così mi aiuti! – si era infatti vestito “dalla festa”!!
Nel salire le scale, mi gustai già il momento in cui l’avrei rivisto nudo, o seminudo per la precisione: insomma, in mutande! e dentro la mia stanza l’osservai con attenzione, finché il gonfiore del suo intimo non scomparve dietro il tessutone grigiastro del tutame, a mo' di separé, che però l’evidenziava ugualmente. Per tutto il tempo non l’avevo ascoltato, eccitato com’ero dalla sua nudità e dalla compresenza di mia madre nella casa: i suoi discorsi mi scivolavano sulle orecchie; ma ora, era come se mi avessero riacceso l’apparecchio, e lo sentivo bene! – Bene! andiamo... – m’incitò, e io pronto l’accompagnai, come se mi avessero dato un comando.

29 giugno 2009

La vendetta di Niki

Luca era più bello e assorto del solito stamane, e la mia animella dispettosa non poteva far a meno di tramargli dietro, perché in fondo a me dava fastidio vedermi intorno della gente tranquilla – fosse essa persona o animale –; e forse per questo che quando vedevo Niki sopire tranquillo, tutto rotondo, lo stigavo sempre: perché la sua tranquillità mi faceva invidia!
Allora, Luca hai finito di farci il rodaggio al tuo trabiccolo? – guardò interrogativo: – quando vuoi, dimmi, che lo portiamo a truccare! –.
Sì, che ho finito! – disse acidosetto: – e già da un mese! –.
E hai tolto i fermi?
No! – continuò come prima: – e comunque sarà il tuo un catorcio! e pure vecchio!
Oh, ma che hai!?
Ah, fai tu..., mi hai detto che ho un “trabiccolo”!
Ma ve’ che non è mica offensivo!
Ah no...!
No! vuol dire:... ‘aggeggio’! – e si tacque – quindi taci se non sai le parole! o chiedi... – l’incalzai: – e poi il mio non è neanche così vecchio come credi, ...bello! – dissi ora io acidosetto.
No...?
No, saranno sì e no... dieci mesi che ce l’ho!
Davvero?

28 maggio 2009

Visite

Beh, almeno a me una donna me l’ha toccato in vita mia! – replicò Luca vendicativo in risposta a una mia provocazione giocosa, mandandomi diritto nel panico (manco m’avesse fatto una sua mossa d’aikido!). Chi? Come? Quando? subito mi venne in mente sua madre che gli toccava il pisellino da piccolo mentre gli faceva il bagnetto, ma poi compresi ch’era inverosimile, persino per lui, ch’elevasse quella figura materna a icona femminile, per di più in accezione erotica, di “donna”; ma allora chi era quella sciagurata? – Chi scusa? – domandai con pacatezza per celare il mio rovello interno.
La dottoressa! – esclamò, scontando ch’io conoscessi ogni minuto della sua vita – quella che me l’ha scappellato! – precisò: aaha... ‘quella’ dottoressa...
Ah, beh..., ma, se è per quello, allora anche a me una dottoressa me l’ha toccato in vita mia! – e a differenza sua non c’era mia madre con me nella stanza!
Quando?
Boh, sarà stato in prima media..., durante la visita credo... – Cacchio! ma allora anche a lui l’avranno fatta ... – realizzai – quindi non eravamo affatto pari quanto a toccatine da quelle parti...
Come!? – esclamò stupito.
In prima media! Non ve l’hanno fatta la visita?o forse eri ammalato...
Sì..., forse..., – smozzicò rammentando: – ma a me non l’ha toccato! – beh, meglio! comunque non avrebbe potuto dimenticarselo se fosse successo, visto che si ricordava quella volta in cui aveva nove anni! Probabilmente, allora, era soltanto la nostra dottoressa, la pervertita che si divertiva a toccare i pistoletti di noi ragazzini delle medie. – Ma che ti ha fatto? – mi chiese interessato: avevo acceso la sua curiosità pruriginosa.