Le ragazze...
Da qualche minuto vedevo Luca decisamente smanioso, continuava a puntarmi incessantemente come se avesse qualcosa d’impellente da dirmi, e poi finalmente trovò il coraggio: – Alle, – mi chiamò: – ma, secondo te..., io sono bello? – mi disse a bruciapelo.– Cs...! cs...! – la sua uscita mi fece andare di traverso un cracker che stavo sgranocchiando: – ma che domande mi fai! mrrw... cs! – a momenti stramazzavo, certamente ero paonazzo, ma non per il singhiozzo asfissia, ma per l’imbarazzo.
– Vabbè, ma puoi rispondermi, anche se siamo maschi... – anche se...!?
– Behhh... insomma... – tergiversavo nell’attesa di trovare una scusa: – ...certamente non posso dire che sei brutto, ...ecco! – ma Luca mi guardava come se, in realtà, avesse capito le parole che veramente stavano dietro quella litote, e tentasse di cavarmele di bocca: – ...altrimenti, cosa dovrebbero dire di me...? – la buttai sul ridere per stemperare la tensione e rompere quell’incantesimo creato dai suoi occhi che altrimenti mi avrebbe costretto a confessare la verità: la verità che lui era un figo pazzesco, ma non di quelli truzzetti e griffati come piacciono tanto alle ragazzine, ma di quelli autentici, veri, che ti stregano al primo sguardo con la loro ammaliante magneticità, che ti sanno muovere un moto interno verso di loro, per cui gli fioccheresti tre metri di lingua in bocca, prima di buttarti ai loro piedi e supplicarli di lasciarti fargli un pompino.
– Beh... sì, in effetti... – rispose scherzoso, ma io la presi male ugualmente, perché per me ogni suo commento era prezioso.
– Ah... grazie! –
– Dai, che sto scherzando... sei bello anche tu, su! – mi disse con tono concessivo, come a darmi una pacca sulla spalla, di quelle che non ci credi neanche tu; poi si girò con la seggiola e si appoggiò al tavolo di schiena, come fosse al bancone di un bar: – Hai finito? –.
– No, mi manca ancora un po'! – allorché Luca allungò la sua mano infilandola dentro la mia tuta.
– Che fai... –
– ...tanto tu finisci! – disse con sicumera iniziandomi un seghino, come per dirmi «tanto qui ci penso io!»; lo adoravo quanto faceva così: un primino spavaldo e sicuro, che mi diceva di farmi gli affari miei, mentre prendeva possesso del mio corpo.
Chiusi i libri e Luca mi chiese: – Finito? –.
– Sì –
– Allora andiamo a farmi una sega? – ah! a fargli...
– Vabbè... andiamo! –
Luca mi mollò l’uccello, ma io avrei voluto tanto essere traghettato da lui, per quello, fino al divano per sentirmi totalmente in suo possesso, e invece no; durante il tragitto m’immaginai anche di cadergli addosso, di svenire aggrappandomi ai suoi vestiti per sentirmi finalmente trattenuto da lui, almeno una volta... ma invece niente. Questa volta Luca era veramente in vena di rivolgimenti: volle a tutti i costi mettersi con la testa sul bracciolo e io seduto tra le sue gambe chiudentemi a forbice, una sulle cosce e l’altra dietro la schiena: – Beh... puoi almeno tirarlo fuori, Gianluca! – dissi, volendo che anche lui facesse qualcosa, per non sentirmi totalmente il suo servetto; ma lui no: – Fallo tu! – mi disse, come se fossi stato io a volere tutto quello. Gli slacciai delicatamente la cintura, come avessi avuto per le mani un antico reperto, e intanto gli accarezzavo il fagotto, poi aprii la patta come se stessi sconfezionando un pacchetto-dono, e in fine eccola: la cosa meravigliosa! là, lunga, in tutta la sua rosea bellezza: veniva voglia di baciarla; mi abbassai per sfiorarla, ma lui: – No, la sega! – eccheccazzo! manco un attimo di poesia, che subito voleva la sega ... il signorino!
– Toh! allora... – incominciai a smanazzarglielo rudemente, ma lui si lamentò ancora.
– No, più giù! –
– E che cosa vuoi ancora! – dissi mezzo irritato: che palle d’un primino rompicazzo, ma non riuscivo a dirgli «arrangiati!».
– Non voglio venire adesso..., prendilo più in basso! –
– Toh... contento adesso! – lo ripresi sotto la cappella così da non farlo “venire adesso”..., intanto quel primino si era impadronito anche del telecomando e stava dirigendo pure la televisione adesso, e invece a me non restava altro che quel fallo da sferzare, per non impazzire. Era incredibile come la mia salute mentale fosse legata a quel randello da masturbare, ma in fondo era rilassante farlo: presto quel ritmico gesto divenne solo un monotono riflesso, che partiva non appena avvertivo qualcosa di tumido e caldo in mano, e quel piccichìo di marletta un ipnotico rumore che andava confondendosi col sottofondo ciancioso del televisore. Ogni tanto guardavo il suo volto, che non mi degnava di uno sguardo, ma era così simpatico il suo profilo, che non riuscivo ad arrabbiarmi con lui; andai con la mano sotto il risvolto del pantalone a solleticargli la caviglia, e Luca mi sorrise complicemente: in fondo era solo un corto quattordicenne, di poco più d’un metro e mezzo, con un lungo fallo; il mio primino tutto pene...; poi Luca mosse il piede per scansare il mio solletichio.
– Mi sta venendo male al braccio... – dissi.
– Cambia! – rispose lui molto pragmaticamente; io l’avevo preso per un suo via libera a iniziargli un pompino, così lo scappellai, ma Luca mi fermò.
– E cosa devo fare allora!? –
– Boh, inventa... – disse facendo spallucce, scaricando tutta l’incombenza su di me; allora ne approfittai per inumidirmi tre dita e parlargliele sulla scappellatura, ma Luca mi contestò: – Lo sai che non mi piace! – contraendo le spalle, come se gli facesse schermira, come un graffio d’unghie sulla lavagna.
– Strano, vuol dire che sei ancora molto sensibile! – eppure gliene avevo fatti di pompini: – Comunque ti piace questo? –.
– Mmm... sìì... – assentì con sufficienza: gli stavo facendo il tunnel... praticamente glielo prendevo alla base e poi salivo con la mano ben aderente per tutta la lunghezza dell’organo, così che sentisse il moto della mano, poi giunto alla fine partivo con l’altra in modo da dagli un senso di continuità per tutto il tempo della manipolazione, proprio come dentro a un tunnel, appunto! e lui, invece, con quella sufficienza aveva sminuito la mia così grande genialata!
– Veh, che ti chiamo la tua Pamela... – dissi canzonandolo, ma Luca mi prese in contropiede sul serio.
– Magari...! così me le fa lei le seghe! – sembrava che gli avessi fatto chissà quale grande offerta, così con un misto d’orgoglio ferito e gelosia reagii prontamente scotendo la testa, in segno di commiserazione: – Perché...? – mi disse come se gli avessi fatto avere sentore di aver detto un’immane cazzata.
– Che non lo sai che le ragazze sono negate per questo! –
– E tu che ne sai? – polemizzò
– È risaputo! – antica saggezza popolare! – e poi, pensaci bene, è logico: che cazzo ne sanno le ragazze come gode un uomo? –
– E quando ci vai a letto... –
– Ma che c’entra! lì è praticamente tutto automatico! – lo dicevo così tanto convincentemente, che glielo leggevo negli occhi che mi stava credendo sul serio: – quel che senti, è praticamente quel che sentivi quando ti passavo le dita! – era praticamente venuto il momento di smontarli il sesso con le ragazze, se volevo conservarmelo bello verginello ancora un po'! o alla fine, con tutte quelle troiette in giro, l’avrebbe fatto veramente prima me! – Adesso scendo, che sennò mi s’indolenzisce il braccio! – e tutto questo per uno che mi rispondeva «magari» alla proposta una sega fatta da una racchia incapace!
M’inginocchiai sul tappeto davanti al suo pube, quella oramai era diventata la mia postazione di lavoro, e ricominciai. – Aiutami a tirarti giù un po' i pantaloni! –; oh... finalmente, a disposizione, i suoi bei maroni! li massaggiai, e poi furtivamente baciai la sua verga avvenente, prima di riprendere a segarla, intanto che Luca meditava sulle mie parole...; su come poteva una primina far godere al meglio un ragazzetto come lui..., una che, semmai, non sapeva neanche com’era fatto...: mancava senz’altro d’esperienza! e poi, come poteva trovare la giusta motivazione una per cui il fallo era soltanto uno strumento per procurarsi piacere; un ninnolo tappabuchi per turarsi in mezzo alle gambe e godere? non sapeva certamente dargli il suo gusto valore, né tantomeno al suo, che era così lungo..., non potendo sapere l’orgoglio d’avercelo in mezzo le gambe o trovarselo davanti! per loro, l’erezione era soltanto una questione di volgare idraulica alzabandiera, non sapendo tutto il meraviglioso meccanismo che ci stava dietro: se gliel’avessero menato, lo avrebbero certamente fatto con sufficienza; se glielo avessero succhiato, lo avrebbero certamente fatto con schifo, o, comunque, senza la dovuta devozione che serve dinnanzi a un fallo del genere! Ma dopotutto, cosa ne potevano sapere coloro che ti dicono «...che non conta è la lunghezza della mazza, ma il saperlo usare...»? come poteva debitamente adorarlo, o strusciarlo a sé, con timor reverenziale, come stavo facendo io in quel momento, contro le gote? che ne sapevano loro, per cui il pene era solo un’appendice tra le gambe di un altro da usare per il loro egoistico piacimento? – Luca, senti questo! – gli dissi prendendolo tra le mani e iniziando a fregarlo come si farebbe con due legnetti per accendere un fuoco: – Si chiama svibraduro! – e Luca incominciò subito a godere sguaiatamente; non avevo mai visto nulla del genere: gridava e si dimenava come un indemoniato; pensai quasi che stesse male, ma appena feci per rallentare il suo «Continua! Continua!», vociato tra un gemito e l’altro, m’impose subito di continuare. Sembrava d’assistere a un porno amatoriale talmente godeva smodatamente a ogni torsione del pene, era arrivato anche a cercare il mio da masturbare talmente era elettrizzato; inizialmente il suo smodato godimento stava iniziando a divertirmi, ma poi incominciò a crearmi un po' di frustrazione, perché io ci mettevo sempre tutto il mio impegno per farlo godere, e ora, con quel semplice divertissement, tutto sembrava vanificato.
– O Luca se vuoi smetto per sempre di farti dell’altro... – intendevo i pompini e tutto il resto...
– Ma no, dai... – disse capendo il mio tono, ma continuò gridando. A un certo punto non ce la feci più a sopportare quella situazione, e lo misi direttamente in bocca; non ci fu praticamente discontinuità trai suoi gridi: io mi diedi subito da fare per farlo venire, e dopo pochi minuti Luca mi venne. Gli afferrai i testicoli e cominciai allora a succhiarlo forte a ogni sgorgata, e poi a ciucciarlo profondamente per allungargli quella sensazione d’orgasmo; mi chiedevo quale primina l’avrebbe mai fatto per lui? Quale avrebbe mai colto il suo succo verginale e prolungati il suo orgasmo con tanto entusiasmo? quale ragazzina l’avrebbe trovato gustoso, o ingoiato per non sputarlo, capendo qual gran dono fosse in realtà? Nessuna! perché nessuna avrebbe capito che cosa significava il suo orgasmo nel mondo; ma io sì!
Quel primino poi mi guardò, mentre gli accarezzavo il suo tumido fallo, e mi sorrise, con quel sorriso che significava tutto per me.
– Adesso faccio io! – disse alzandosi per prendermi il posto: io intanto mi coricai in direzione opposta alla sua e lui scese. Luca incominciò a masturbarmi, mentre presi il suo pene, e poi davvero inaspettatamente mi chiese: – Alle, ma è vero che le ragazze hanno due buchi? –.
Inizialmente non afferrai gli estremi del suo discorso, anche perché mi ero come appena risvegliato scosso dal suo improvviso interesse per l’anatomia femminile: – Dove? – chiesi preoccupato.
– Davanti! –
– Ah... Sì! – finalmente avevo focalizzato le coordinate del suo interrogativo.
– E perché? Cioè perché due... –
– Beh... uno è la figa, dove lo metti dentro! – il “buco” insomma: – l’altro è per la pipì! –.
– E sono vicini? –
– Beh, sono tutti e due lì! –
– Ma come fai allora? –
– Allora cosa... –
– A sapere quello giusto! –
– Beh... uno è sopra e l’altro è sotto! –
– Sì, ma al buio... –
– Oh..., te ne accorgi! – e che cazzo ne sapevo io, che manco ne avevo vista una nella mia via! tutto quello che sapevo, era solo per sentito dire...
– E se prendi quello sbagliato... –
– Oh... lì in fondo c’è la vescica! quindi se la stimoli... – era venuto il momento di fare un po' terrorismo psicologico su quel primino, così almeno per qualche mese ci sarebbe stato lontano da quelle tentazioni..., tanto, prima o poi, ci avrebbero pensato l’educazione sessuale e l’ormone a fargli tornate grilli per la testa!
– Se la stimoli...? – aveva capito cosa intendevo, ma era meglio esplicitarglielo.
– ...potrebbe fartela addosso! –
– Che schifo! – esclamò con lo sguardo disgustato; ma meglio così! più cose negative vi avrebbe associato, più ci sarebbe stato lontano... e se avessi potuto dirgli che la figa aveva i denti, gliel’avrei pure quello, ma non m’avrebbe creduto. Luca mi bloccò il pene tra le mani e poi mi disse: –...adesso ti faccio vedere io! – e m’iniziò a rollare il pene. – Sembra di fare la salciccia! – disse ridendo, ma era tremendo! ora capivo perché di prima il suo piacere sguaiato: a ogni torsione, a ogni girata di cappella avvertivo come una stilettata di piacere scorrermi nel pene, una frazione d’orgasmo che andava e veniva, e a ognuna non riuscivo a trattenermi dal gridare e dal segare il suo membro. Man mano che strillavo, Luca cominciò a rotearmelo sempre più velocemente, finché la percezione di quelle piccole frazioni d’orgasmo non divenne continua, allora gridai: – Luca! sto venendo... sto venendo... – e quel piccoletto s’apprestò ad accogliere il mio seme.
Portai subito le mani sulla testa di quel biondino e pigiai: normalmente non mi sarei mai permesso di farlo, ma l’eccitazione di quel momento era così alta, che una dispensa poteva anche concedermela; e così Luca mi stette chino con le mie mani sulla sua testa per tutto il pompino. In fine mi sgusciò, secondo il solito copione, sopra la pancia e, prima di poggiarsi per il nostro solito coccolino, mi chiese: – Alle, ma quanto è che non vieni? –.
– Boh... un po'! – 5 giorni! solo che se non era lui ad offrirsi, io non avevo il coraggio di chiedergli di essere soddisfatto: mi sembrava troppo nobile perché potesse diventare lui attore di un mio sollievo, ero io che dovevo essere oggetto del suo capriccio! e poi ora avevo il privilegio di stringerlo, che cosa potevo chiedere di più dalla vita...
– Vabbè, ma puoi rispondermi, anche se siamo maschi... – anche se...!?
– Behhh... insomma... – tergiversavo nell’attesa di trovare una scusa: – ...certamente non posso dire che sei brutto, ...ecco! – ma Luca mi guardava come se, in realtà, avesse capito le parole che veramente stavano dietro quella litote, e tentasse di cavarmele di bocca: – ...altrimenti, cosa dovrebbero dire di me...? – la buttai sul ridere per stemperare la tensione e rompere quell’incantesimo creato dai suoi occhi che altrimenti mi avrebbe costretto a confessare la verità: la verità che lui era un figo pazzesco, ma non di quelli truzzetti e griffati come piacciono tanto alle ragazzine, ma di quelli autentici, veri, che ti stregano al primo sguardo con la loro ammaliante magneticità, che ti sanno muovere un moto interno verso di loro, per cui gli fioccheresti tre metri di lingua in bocca, prima di buttarti ai loro piedi e supplicarli di lasciarti fargli un pompino.
– Beh... sì, in effetti... – rispose scherzoso, ma io la presi male ugualmente, perché per me ogni suo commento era prezioso.
– Ah... grazie! –
– Dai, che sto scherzando... sei bello anche tu, su! – mi disse con tono concessivo, come a darmi una pacca sulla spalla, di quelle che non ci credi neanche tu; poi si girò con la seggiola e si appoggiò al tavolo di schiena, come fosse al bancone di un bar: – Hai finito? –.
– No, mi manca ancora un po'! – allorché Luca allungò la sua mano infilandola dentro la mia tuta.
– Che fai... –
– ...tanto tu finisci! – disse con sicumera iniziandomi un seghino, come per dirmi «tanto qui ci penso io!»; lo adoravo quanto faceva così: un primino spavaldo e sicuro, che mi diceva di farmi gli affari miei, mentre prendeva possesso del mio corpo.
Chiusi i libri e Luca mi chiese: – Finito? –.
– Sì –
– Allora andiamo a farmi una sega? – ah! a fargli...
– Vabbè... andiamo! –
Luca mi mollò l’uccello, ma io avrei voluto tanto essere traghettato da lui, per quello, fino al divano per sentirmi totalmente in suo possesso, e invece no; durante il tragitto m’immaginai anche di cadergli addosso, di svenire aggrappandomi ai suoi vestiti per sentirmi finalmente trattenuto da lui, almeno una volta... ma invece niente. Questa volta Luca era veramente in vena di rivolgimenti: volle a tutti i costi mettersi con la testa sul bracciolo e io seduto tra le sue gambe chiudentemi a forbice, una sulle cosce e l’altra dietro la schiena: – Beh... puoi almeno tirarlo fuori, Gianluca! – dissi, volendo che anche lui facesse qualcosa, per non sentirmi totalmente il suo servetto; ma lui no: – Fallo tu! – mi disse, come se fossi stato io a volere tutto quello. Gli slacciai delicatamente la cintura, come avessi avuto per le mani un antico reperto, e intanto gli accarezzavo il fagotto, poi aprii la patta come se stessi sconfezionando un pacchetto-dono, e in fine eccola: la cosa meravigliosa! là, lunga, in tutta la sua rosea bellezza: veniva voglia di baciarla; mi abbassai per sfiorarla, ma lui: – No, la sega! – eccheccazzo! manco un attimo di poesia, che subito voleva la sega ... il signorino!
– Toh! allora... – incominciai a smanazzarglielo rudemente, ma lui si lamentò ancora.
– No, più giù! –
– E che cosa vuoi ancora! – dissi mezzo irritato: che palle d’un primino rompicazzo, ma non riuscivo a dirgli «arrangiati!».
– Non voglio venire adesso..., prendilo più in basso! –
– Toh... contento adesso! – lo ripresi sotto la cappella così da non farlo “venire adesso”..., intanto quel primino si era impadronito anche del telecomando e stava dirigendo pure la televisione adesso, e invece a me non restava altro che quel fallo da sferzare, per non impazzire. Era incredibile come la mia salute mentale fosse legata a quel randello da masturbare, ma in fondo era rilassante farlo: presto quel ritmico gesto divenne solo un monotono riflesso, che partiva non appena avvertivo qualcosa di tumido e caldo in mano, e quel piccichìo di marletta un ipnotico rumore che andava confondendosi col sottofondo ciancioso del televisore. Ogni tanto guardavo il suo volto, che non mi degnava di uno sguardo, ma era così simpatico il suo profilo, che non riuscivo ad arrabbiarmi con lui; andai con la mano sotto il risvolto del pantalone a solleticargli la caviglia, e Luca mi sorrise complicemente: in fondo era solo un corto quattordicenne, di poco più d’un metro e mezzo, con un lungo fallo; il mio primino tutto pene...; poi Luca mosse il piede per scansare il mio solletichio.
– Mi sta venendo male al braccio... – dissi.
– Cambia! – rispose lui molto pragmaticamente; io l’avevo preso per un suo via libera a iniziargli un pompino, così lo scappellai, ma Luca mi fermò.
– E cosa devo fare allora!? –
– Boh, inventa... – disse facendo spallucce, scaricando tutta l’incombenza su di me; allora ne approfittai per inumidirmi tre dita e parlargliele sulla scappellatura, ma Luca mi contestò: – Lo sai che non mi piace! – contraendo le spalle, come se gli facesse schermira, come un graffio d’unghie sulla lavagna.
– Strano, vuol dire che sei ancora molto sensibile! – eppure gliene avevo fatti di pompini: – Comunque ti piace questo? –.
– Mmm... sìì... – assentì con sufficienza: gli stavo facendo il tunnel... praticamente glielo prendevo alla base e poi salivo con la mano ben aderente per tutta la lunghezza dell’organo, così che sentisse il moto della mano, poi giunto alla fine partivo con l’altra in modo da dagli un senso di continuità per tutto il tempo della manipolazione, proprio come dentro a un tunnel, appunto! e lui, invece, con quella sufficienza aveva sminuito la mia così grande genialata!
– Veh, che ti chiamo la tua Pamela... – dissi canzonandolo, ma Luca mi prese in contropiede sul serio.
– Magari...! così me le fa lei le seghe! – sembrava che gli avessi fatto chissà quale grande offerta, così con un misto d’orgoglio ferito e gelosia reagii prontamente scotendo la testa, in segno di commiserazione: – Perché...? – mi disse come se gli avessi fatto avere sentore di aver detto un’immane cazzata.
– Che non lo sai che le ragazze sono negate per questo! –
– E tu che ne sai? – polemizzò
– È risaputo! – antica saggezza popolare! – e poi, pensaci bene, è logico: che cazzo ne sanno le ragazze come gode un uomo? –
– E quando ci vai a letto... –
– Ma che c’entra! lì è praticamente tutto automatico! – lo dicevo così tanto convincentemente, che glielo leggevo negli occhi che mi stava credendo sul serio: – quel che senti, è praticamente quel che sentivi quando ti passavo le dita! – era praticamente venuto il momento di smontarli il sesso con le ragazze, se volevo conservarmelo bello verginello ancora un po'! o alla fine, con tutte quelle troiette in giro, l’avrebbe fatto veramente prima me! – Adesso scendo, che sennò mi s’indolenzisce il braccio! – e tutto questo per uno che mi rispondeva «magari» alla proposta una sega fatta da una racchia incapace!
M’inginocchiai sul tappeto davanti al suo pube, quella oramai era diventata la mia postazione di lavoro, e ricominciai. – Aiutami a tirarti giù un po' i pantaloni! –; oh... finalmente, a disposizione, i suoi bei maroni! li massaggiai, e poi furtivamente baciai la sua verga avvenente, prima di riprendere a segarla, intanto che Luca meditava sulle mie parole...; su come poteva una primina far godere al meglio un ragazzetto come lui..., una che, semmai, non sapeva neanche com’era fatto...: mancava senz’altro d’esperienza! e poi, come poteva trovare la giusta motivazione una per cui il fallo era soltanto uno strumento per procurarsi piacere; un ninnolo tappabuchi per turarsi in mezzo alle gambe e godere? non sapeva certamente dargli il suo gusto valore, né tantomeno al suo, che era così lungo..., non potendo sapere l’orgoglio d’avercelo in mezzo le gambe o trovarselo davanti! per loro, l’erezione era soltanto una questione di volgare idraulica alzabandiera, non sapendo tutto il meraviglioso meccanismo che ci stava dietro: se gliel’avessero menato, lo avrebbero certamente fatto con sufficienza; se glielo avessero succhiato, lo avrebbero certamente fatto con schifo, o, comunque, senza la dovuta devozione che serve dinnanzi a un fallo del genere! Ma dopotutto, cosa ne potevano sapere coloro che ti dicono «...che non conta è la lunghezza della mazza, ma il saperlo usare...»? come poteva debitamente adorarlo, o strusciarlo a sé, con timor reverenziale, come stavo facendo io in quel momento, contro le gote? che ne sapevano loro, per cui il pene era solo un’appendice tra le gambe di un altro da usare per il loro egoistico piacimento? – Luca, senti questo! – gli dissi prendendolo tra le mani e iniziando a fregarlo come si farebbe con due legnetti per accendere un fuoco: – Si chiama svibraduro! – e Luca incominciò subito a godere sguaiatamente; non avevo mai visto nulla del genere: gridava e si dimenava come un indemoniato; pensai quasi che stesse male, ma appena feci per rallentare il suo «Continua! Continua!», vociato tra un gemito e l’altro, m’impose subito di continuare. Sembrava d’assistere a un porno amatoriale talmente godeva smodatamente a ogni torsione del pene, era arrivato anche a cercare il mio da masturbare talmente era elettrizzato; inizialmente il suo smodato godimento stava iniziando a divertirmi, ma poi incominciò a crearmi un po' di frustrazione, perché io ci mettevo sempre tutto il mio impegno per farlo godere, e ora, con quel semplice divertissement, tutto sembrava vanificato.
– O Luca se vuoi smetto per sempre di farti dell’altro... – intendevo i pompini e tutto il resto...
– Ma no, dai... – disse capendo il mio tono, ma continuò gridando. A un certo punto non ce la feci più a sopportare quella situazione, e lo misi direttamente in bocca; non ci fu praticamente discontinuità trai suoi gridi: io mi diedi subito da fare per farlo venire, e dopo pochi minuti Luca mi venne. Gli afferrai i testicoli e cominciai allora a succhiarlo forte a ogni sgorgata, e poi a ciucciarlo profondamente per allungargli quella sensazione d’orgasmo; mi chiedevo quale primina l’avrebbe mai fatto per lui? Quale avrebbe mai colto il suo succo verginale e prolungati il suo orgasmo con tanto entusiasmo? quale ragazzina l’avrebbe trovato gustoso, o ingoiato per non sputarlo, capendo qual gran dono fosse in realtà? Nessuna! perché nessuna avrebbe capito che cosa significava il suo orgasmo nel mondo; ma io sì!
Quel primino poi mi guardò, mentre gli accarezzavo il suo tumido fallo, e mi sorrise, con quel sorriso che significava tutto per me.
– Adesso faccio io! – disse alzandosi per prendermi il posto: io intanto mi coricai in direzione opposta alla sua e lui scese. Luca incominciò a masturbarmi, mentre presi il suo pene, e poi davvero inaspettatamente mi chiese: – Alle, ma è vero che le ragazze hanno due buchi? –.
Inizialmente non afferrai gli estremi del suo discorso, anche perché mi ero come appena risvegliato scosso dal suo improvviso interesse per l’anatomia femminile: – Dove? – chiesi preoccupato.
– Davanti! –
– Ah... Sì! – finalmente avevo focalizzato le coordinate del suo interrogativo.
– E perché? Cioè perché due... –
– Beh... uno è la figa, dove lo metti dentro! – il “buco” insomma: – l’altro è per la pipì! –.
– E sono vicini? –
– Beh, sono tutti e due lì! –
– Ma come fai allora? –
– Allora cosa... –
– A sapere quello giusto! –
– Beh... uno è sopra e l’altro è sotto! –
– Sì, ma al buio... –
– Oh..., te ne accorgi! – e che cazzo ne sapevo io, che manco ne avevo vista una nella mia via! tutto quello che sapevo, era solo per sentito dire...
– E se prendi quello sbagliato... –
– Oh... lì in fondo c’è la vescica! quindi se la stimoli... – era venuto il momento di fare un po' terrorismo psicologico su quel primino, così almeno per qualche mese ci sarebbe stato lontano da quelle tentazioni..., tanto, prima o poi, ci avrebbero pensato l’educazione sessuale e l’ormone a fargli tornate grilli per la testa!
– Se la stimoli...? – aveva capito cosa intendevo, ma era meglio esplicitarglielo.
– ...potrebbe fartela addosso! –
– Che schifo! – esclamò con lo sguardo disgustato; ma meglio così! più cose negative vi avrebbe associato, più ci sarebbe stato lontano... e se avessi potuto dirgli che la figa aveva i denti, gliel’avrei pure quello, ma non m’avrebbe creduto. Luca mi bloccò il pene tra le mani e poi mi disse: –...adesso ti faccio vedere io! – e m’iniziò a rollare il pene. – Sembra di fare la salciccia! – disse ridendo, ma era tremendo! ora capivo perché di prima il suo piacere sguaiato: a ogni torsione, a ogni girata di cappella avvertivo come una stilettata di piacere scorrermi nel pene, una frazione d’orgasmo che andava e veniva, e a ognuna non riuscivo a trattenermi dal gridare e dal segare il suo membro. Man mano che strillavo, Luca cominciò a rotearmelo sempre più velocemente, finché la percezione di quelle piccole frazioni d’orgasmo non divenne continua, allora gridai: – Luca! sto venendo... sto venendo... – e quel piccoletto s’apprestò ad accogliere il mio seme.
Portai subito le mani sulla testa di quel biondino e pigiai: normalmente non mi sarei mai permesso di farlo, ma l’eccitazione di quel momento era così alta, che una dispensa poteva anche concedermela; e così Luca mi stette chino con le mie mani sulla sua testa per tutto il pompino. In fine mi sgusciò, secondo il solito copione, sopra la pancia e, prima di poggiarsi per il nostro solito coccolino, mi chiese: – Alle, ma quanto è che non vieni? –.
– Boh... un po'! – 5 giorni! solo che se non era lui ad offrirsi, io non avevo il coraggio di chiedergli di essere soddisfatto: mi sembrava troppo nobile perché potesse diventare lui attore di un mio sollievo, ero io che dovevo essere oggetto del suo capriccio! e poi ora avevo il privilegio di stringerlo, che cosa potevo chiedere di più dalla vita...
Per segnalarmi eventuali errori, usare l'apposito modulo.



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2 commenti:
ciao!che bel blog, ne cercavo uno del genere. ho qualche storia anche io mi piacerebbe fartele leggere e in caso pubblicarle. spero di sentirti presto. se sei interessato scambiamo il contatto di msn? grazie. ciao.
Può aggiungermi su MSN o mandarmi una mail a erox06@gmail.com; sarei contento anch'io di lettere nuovi racconti, comunque io non pubblico racconti di altri autori, ma posso comunque linkarti se apri un tuo blog. Ciao
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