venerdì 20 giugno 2008

L'amore dei Briganti

Vorrei... vorrei....
che questa notte non finisse mai,
come se il mondo dietro quella porta
scomparisse ora e poi;
perché il mondo non è pronto
per l’amore dei Briganti!

Io e te
possiam viver solamente
come parole a mezza voce:
dette, per esser poi taciute.



Dormivo ormai da una mezz’ora beatamente, quando mi sentii chiamare alle spalle: - Alle… alle… ps… -.
- Eh…! -
- Devo andare in bagno… - mi sussurrò come se non volesse farsi sentire.
- Mmm… e vai, no? -
- Ma la luce non c’è… - disse; già… me n’ero dimenticato
- E… e… sarà un blackout! - mica potevo dirgli la verità!
- Ma fuori c’è! -
- Sarà partita soltanto per le case! - cos’altro mi potevo inventare… poi tacque. Solo in quel momento m’accorsi della stupenda sensazione del suo basso dorso contro il mio: una piacevole percezione di solidità eppure di morbidezza al tempo stesso, un massaggio incantevole di schiene contrapposte che ogni tanto si strusciavano; ma non doveva andare in bagno…!: - Oh… ma non dovevi andare in bagno? -.
- No… più! - sembrava quasi infastidito dalla mia domanda.
- Mhmm?...puoi usare la torcia, se vuoi… è sul comodino! -
- No, fa niente! - finse indifferenza; ma allora perché stava contratto come se la trattenesse? perché lo sentivo rannicchiato come se gli scappasse? Mentiva! aveva soltanto paura di attraversare quel buio corridoio per recarsi da solo nel bagno; ma io non volevo condividere il letto con uno che la tratteneva! e domattina come avrei fatto…; insomma, non volevo dormire con un primino piscialletto!
- Che fai? - mi chiese.
- Mi alzo! -
- Perché… -
- Per andare in bagno, così ti accompagno… visto che hai paura! -
- Non ho paura! - contestò immediatamente.
- Sé… come no? Dai… muoviti! - e si alzò cercando di persuadermi che non aveva paura; ma chi voleva ingannare quel piccoletto: si vedeva lontano un miglio che aveva soltanto paura del buio; ma prima d’uscire l’abbracciai ugualmente per farmi perdonare dell’arrabbiatura. Ma che morbido primino! Lo accompagnai fianco a fianco per tutto il tragitto, tenendolo con un braccio intorno alla cinta, fino alla porta, quando mi chiese. - Tu non entri? -.
- A fare…! -
- A farmi luce… io come faccio! - già… è cosa notoria l’impossibilità di pisciare tenendo una torcia in mano; credo ci fosse in proposito perfino un teorema! ma cosa non avrebbe fatto pur di non stare da solo e al buio? comunque entrai… tanto che ci avrei fatto tutto solo e al buio fuori dalla porta.

Luca stava in piedi col cazzo diritto davanti la tazza a giocare con le ombre cinesi proiettate dalla mia torcia, e intanto il tempo passava: - Allora hai finito! - lo rimproverai.
- Oh, ma quanta fretta…! Dai, saluta Gianluca! Ciao… - m’invitò alla calma salutandomi col pene, oscillandolo; in altre circostanze gliel’avrei preso e menato quel gran bel pezzo di carne, ma adesso non ne avevo voglia: non c’era abbastanza sensualità nell’aria ed io mi sentivo troppo stanco; poi finalmente una pailette
- Beh, non ho capito… - intervenni scandalizzato: - …tutto qui! Io, domattina, quel coso lo metto in bocca e tu lo pulisci così?! -.
- …e …e che ci devo fare? - balbettò, come se avesse fatto tutto l’umanamente possibile per pulirsi.
- Tu adesso vai là e te lo lavi! - gli indicai perentoriamente il lavandino.
- Va bene… va bene… calmati! - disse con una flemma incredibile e alzando le mani, quasi in segno di resa, e poi dirigendosi verso il lavandino per aspettandomi.
- Scappellalo! - gli intimai appena lo vidi vicino al flusso dell’acqua; quel pene andava lavato mica solo esternamente!
- Va bene, badrone! - e iniziò a passarselo con le dita con estrema sensualità, indugiando tremendamente su quella turgida cappella per prendermi in giro; ora sì, che avrei veramente avuto voglia di menarglielo! poi disse: - Toh, va bene adesso…?
- Sì… ora sì! - e l’incalzai: - …ma non è meglio adesso che è bello pulito? - non mi andava di dargli soddisfazione alla sua provocazione; ma lui contestò: - Beh, voglio vedere se stai sempre a farlo veramente! -.
- Sempre, quando so che vieni da me! - sentenziai ammutolendolo immediatamente: con la mia rivelazione l’avevo reso conscio di quanto io tenessi a lui veramente, e ora stava zitto a fissarmi impacciato: - Su che andiamo! - lo condussi sotto braccio fino alla camera, ma in quel tragitto di ritorno mi parve come di ritrovare il mio tenero primino.

***

«Brrrrrr» fece Luca appena m’affacciai sotto le coperte: - a sì…! - gli dissi io abbracciandolo immediatamente: avevo capito le sue intenzioni e quel brivido biricchino mi aveva riacceso. Lo accarezzai, lo strofinai e mi parve in quel buio occultatore che il suo corpo non fosse soltanto morbido come al solito, ma pure tosto e compatto al tempo stesso, quasi fatto d’una materia eterea; coglievo di lui dimensioni inedite, che altrimenti, alla luce del giorno, non avrei mai colto. Incautamente passa la mano sul davanti e mi ritrovai il palmo ricolmo di quella mostruosa intimità. Luca sembrava decisamente gradire il mio interessamento alle sue parti intime e incominciò subito a strusciarsi contro la mia mano: quel magnifico cannone di Navarone nella mia mano… stavo trasalendo; salii lentamente lungo quella verga, ma appena la sua percezione sotto la stoffa della canottiera mi fermai: non ancora… era troppo presto! e ritornai su quella suprema bega.
Luca cominciò profondamente a respirare sotto i miei colpi di sega, fattagli attraverso i vestiti, e quella respirazione affannata m’incitò a spogliarlo; lo volevo, ma non potevo… faceva freddo! eppure io lo volevo spoglio, nudo, e accarezzare i suoi ignudi lembi di pelle sotto la mia mano, così scivolai sotto la sua maglietta. Con uno strato in meno era decisamente meglio e mi sarei anche fermato lì, se Luca non m’avesse sollevato la maglietta fino al petto accarezzandomi. - Aspetta… - gli dissi facendo intendere che volevo spogliarlo, e iniziammo a denudarci a vicenda; fu un attimo incredibile: un intreccio di arti, di reciproci carezzamenti e man mano che le vesti si levavano, ci sentivamo più spogli, più liberi e più rapaci… e iniziammo immediatamente a masturbarci, con le mutande non ancora discoste dai nostri sederi. Lo afferravo, lo ghermivo, lo tenevo quel fallo perfetto: dopo tutti quei giorni d’astinenza non sognavo altro, sapevo soltanto che lo volevo in tutte le salse che ora purtroppo non ricordavo. A un certo punto Luca m’implorò di fermarmi, non ce la faceva più poverino: dopo tutti quei giorni d’astinenza era al limite anche lui; andai sulla punta a tastarlo: era umido! Scesi immediatamente a leccargli la cappella dal suo succo primitivo: era una droga per me, e ne volevo ancora… mammamia, ma da quanto non l’assaggiavo! sarebbe stato bello stillarlo tutto ora, ma la nostra prima notte non era da sprecare così, con insolita fretta, e gli levai le mutande. Avrei levato pure le mie, se ritornando non avessi sfiorato con la guancia il suo tiepido fallo, buttandomi subito a menarglielo con foga incredibile, ma Luca emise un verso…
- T’ho fatto male? - forse avevo usato troppa irruenza.
- No… un grampo… -
- Un crampo…? -
- Sì, ma bello però! Proprio qui… - mi portò la mano sul ventre proprio al limitare del pelo.
Lo capivo, poverino… anche io negli ultimi tempi soffrivo delle fitte terribili attorno al pene, quando mi masturbavo o mi toccavo i testicoli; ed ora avevo proprio il dovere di farlo venire! lo portai sotto di me e iniziai a massaggiarlo. Che bello, avere tutto il suo corpo da accarezzare lungo le braccia o sul petto sentendolo gemere, ma sotto di me il suo rigido fallo da strapazzare; lo sfioravo gentilmente in punta di dita, perché sapevo che più lieve era il tocco e più avrebbe goduto, lo capivo dai suoi respiri. Anche Luca incominciò ad occuparsi di me accarezzandomi le gambe: mi sfiorava le cosce coi suoi tocchi gentili, facendomi ingrifare; avevo bisogno d’inarcarmi per resistergli, avevo bisogno di arcuarmi e gridare il suo nome al cielo, ma non ce la facevo a resistere in quella posizione arcuata, allora Luca raccolse le gambe per farmi appoggiare. Avevo di lui, ora, a disposizione fino alle caviglie mentre mi masturbava; era bellissimo, volevo gridare, ma improvvisamente mi sentii in crisi di astinenza per lui, per il suo fisico, che mi chiamava a gattoni per stargli più vicino. Mi sentivo come un magnete attratto da un altro magnete, e gli infilai le mani sotto la schiena per tirarlo a me; volevo sentirmelo contro, compenetrato in seno, percepirne la libidine scorrergli dentro e fluire in me attraverso i nostri punti di contatto, e più stringevo per farli aumentare; e infine lo adagiai. Mi ritrovai a pochi millimetri dal suo viso, ne sentivo il calore e respiro sul volto, solo che adesso ero più innamorato di prima; gli strofinai la punta del naso con la mia e dopo di un po' mi ritrovai a strusciarli le labbra carnose, ma con una incredibile voglia di baciarlo; a un certo punto mi staccai, sperando che avesse dimenticato quei sublimi, ma imbarazzanti, momenti. - Luca rilassati! - gli dissi tastandogli il ventre, e scivolai lungo il suo corpo nudo a rimarcargli le forme: il petto, le spalle, le braccia, la mia mano sembrava una nave che solcava un mare in tempesta d’ormoni; così bello e così dirompente. Ogni tanto lo sfioravo proprio sul fallo e lui lievemente gridava, mi piaceva un sacco sentilo gridare, perché mi comunicava un senso liberatorio che io invece non sapevo ancora darmi, costantemente crucciato dal giudizio del mondo.
Gli accarezzai i maroni, poi il pene riprendendolo a masturbare: il suo odore mi arrivò violento; quel cazzo era d’una durezza adamantina, Luca doveva essere straeccitato e non sembrava anelare altro che sentirselo da me scappellare. Presi a sferzarlo, mentre incominciavano a farsi sentire più chiaramente i suoi «aah…», ma ancora sussurrati; doveva essere quel clima sopimento a farlo contenere, ma io volevo sentirlo urlare: - Luca rilassati! - gli dissi: - voglio sentirti urlare! - e finalmente i suoi gemiti iniziarono a farsi più alti. M’abbassai su quel glande famelico e lo scappellai; ma da quanto non lo riospitavo dentro la mia bocca? fu come ritrovare un carissimo amico perduto nel tempo; solo ora Luca aveva aumentato ulteriormente il volume, ma io così lo volevo! Sembrava incitarmi coi suoi versetti di godimento squarciando il velo di silenzio tenebroso; incominciai a succhiarlo come un forsennato, come se per la prima nella mia vita l’avessi succhiato, e mi figuravo (il suo) come un’immensa trivella perforatrice di ghiacci, solo che ora era il foro (la mia bocca) a svolgere l’azione attiva andandogli incontro. Avevo perso persino il computo dei gemiti per sapere tra quanto sarebbe venuto, e mi ritrovai la gola ripiena del suo succo meraviglioso; un po' ne andò anche di traverso, talmente era tanto e non ci stava dentro la mia bocca con tutta la cappella, ma inghiottendone ripresi a succhiarlo, sentendone giungere del nuovo. Mi ero oramai assuefatto a quella copiosità, tanto che continuai imperterrito a succhiarlo fin oltre il suo ultimo spasmo, finché quel pene non fu completamente mollo.
Oramai c’era soltanto un incomprensibile silenzio nell’aria e oltre ai miei movimenti impacciati erano i suoi rilassati respiri a farsi sentire; Luca giaceva lasso nel letto, lo accarezzai sul pube ancora un pochino e poi decisi di coricarmi con lui che già sentivo infreddolito. Me lo caricai addosso: non mi sarei perso per nulla al mondo la stupenda sensazione di lui sul mio corpo, il suo leggero carico poggiarmi addosso, il suo lieve tepore darmi conforto; così me l’appoggiai con la testa sul petto, restando un attimo immobile a goderlo e ringraziarlo d’esistere, poi lo accarezzai. Luca finora era stato zitto, quasi sopito direi, ma appena passai la mano tra i suoi capelli, disse: - Sono venuto molto? -; non so perché, ma quella domanda mi diede fastidio: stavamo così bene ora, e lui interrompeva quell’attimo pace per una questione di quantità? probabilmente per il suo orgoglio da primino doveva essere quella questione fondamentale, specie dopo otto giorni d’astinenza, ma per me no.
- Dormi, su! - gli accarezzai la testa.
- Ma… - fece distaccandosi da me.
- Sss… riposati, dai! dormimi sopra… - riportai nuovamente la sua testolina a ripezzarmi quella chiazza di freddo che mi aveva lasciato e rise.
- Che c’è? - gli chiesi.
- …mi - mi! -
- Oh… si dice così! - e finalmente anche lui tacque.

Riposavamo ormai da un quarto d’ora nudi e rilassati nello stesso letto, e sarei rimasto in quella posizione anche per ore, non m’interessava d’essere soddisfatto, talmente mi soddisfaceva averlo sopra da coccolare, ma si alzò, contro il mio volere. Stavo quasi per rimproverarlo, quando m’accorsi che si stava rannicchiando sulle mie gambe per masturbarmi; mi parve quasi una sagoma di madonna nera che dominava la scena.
- No! lascia… - gli dissi: non volevo che lo facesse perché si sentisse obbligato, ma Luca mi fece intendere che voleva farmi venire; però le mie mutande gli davano fastidio e decise di togliermele. Indietreggiò sulle mie ginocchia, iniziando a suziarmi: mi stava succhiando mentre sfilava le mutande e, giunto alle caviglie, prese a baciarmelo scendendo giù fino ai testicoli; Luca… te e i tuoi bacettamenti! mi stava facendo impazzire: l’avrei preso e violentato seduta stante, quando mi chiese: - Dove le metto? -.
- Buttale di qua, di là ci sono le tue! - e poi riprese a masturbarmi; con l’altra mano cercava di carezzarmi, imitandomi, ma malamente: i suoi movimenti erano troppo impacciati e il tocco decisamente poco leggiero, ma in fondo non era quello che contava… presto però sembrò stufarsi: - Ma è come me che non vieni? - chiese.
- Sì… - era da quella polluzione notturna che non venivo, quindi più o meno come lui, e allora Luca si buttò a fellarmi; in quella notte buia, vidi soltanto una sagoma nera svanire come il venir meno d’un’ ombra che lascia il posto ai toni grigi di una scrivania sullo sfondo. Mi creò però un leggero imbarazzo quel suo intervento, perché da zero mi sentii il glande completamente scappellarsi con un suo risucchio, e a quella sensazione urlai, trasformandolo l’urlo poi svelto in gemito. Mi sentii letteralmente limonare il pene, come se lo stesse baciando al posto della mia lingua, talmente ne aveva voglia; sembrava davvero volerlo tutto e subito, non dandomi nemmeno il tempo di godere, quasi avesse fretta di andare a dormire… e potevo io andare contro il volere del mio padroncino? Portai le mani sulla sua cavezza, ma non per premerla, per sentirla muoversi su e giù aumentando di ritmo, e in pochi secondi fui totalmente suo: un orgasmo travolgente mi salì lungo l’asta per scaricarsi dentro la sua bocca assieme alle mie tensioni, che lui succhiava avidamente, e poi ancora e ancora in quell’orgasmo che sembrava rinnovarsi continuamente. Se continuava così, sicuramente avrebbe continuato fino in fondo - come feci con lui -, ma improvvisamente smise: si fermò con il mio pene in bocca e deglutì, riprendendo poi a masturbarmi e alzandosi.
- Luca vie… - «…ni qua!» lo reclamai: mi aveva tolto il godimento dell’orgasmo fino in fondo, allora pretendevo in risarcimento il suo corpo; ma lui mi precedette.
- lo so… lo so… - gattonò verso di me, col tono di chi sapeva già che l’avrebbe fatto e si riadagiò; quella piccola canaglia l’abbracciai immediatamente come la cosa più belle del mondo, perché ero ugualmente il ragazzo più felice della terra: sedic’anni, un bel primino a dormirmi sul mio corpo e il sapore ancora dentro la mia bocca.

***

- Alle ho freddo! - mi disse Luca lievemente tremare: sembrava chiedermi il permesso per potersi rivestire… che tenero! tremava fra le mie braccia come una fogliolina in pelle d’oca, che percepivo come un braille sotto le mie dita; lo accarezzai ancora un po' e poi gli diedi il benestare, anche se dentro rimpiangevo già quella tenera nudità. Appena s’alzò corsi lungo suo ventre per tastarne il fallo: era molle e ancora bello barzotto, non mi sarebbe dispiaciuto succhiaglielo un pochino già che stava fermo, ma non potevo esser io cagione d’un suo malanno.
Nel mio palmo sentivo ancora la dolce genitalità di prima, e la ricercavo stropicciandomi i pantaloni, mentre mi rivestivo, ma non aveva eguali…; mi voltai poi verso di lui, io mi ero ormai completamente vestito, ma lui no: - Allora…? -, gli mancavano ancora i pantaloni.
- …e non trovo più le mutande! - mi disse col nel tono la preoccupazione di chi già riviveva gli esiti di quella volta nella mente.
- Dai… non scherzare! - due volte dietro fila era impossibile, a meno che nella mia stanza non ci fosse stato un folletto addetto alla sparizione delle sue mutande!
- Non sto scherzando, non le trovo davvero! -
- Ma allora è un vizio! - fu la prima cosa che mi venne in mente, ma a Luca non piacque.
- Dai, tirale fuori! -
- Ma non te le ho nascoste io, le ho buttate dalla tua parte … -
- Uffa!!! - sembrava nuovamente disperarsi in quell’impasse senza uscita; poi andai a cercarle assieme a lui. Pensai financo di ridargli, in caso estremo, il suo vecchio paio che avevo ritrovato, anche se la cosa mi scocciava: in parte separarmene e in parte per la figura che ci avrei fatto, tirandole fuori ingiustificatamente da un cassetto, di maniaco trafugatore della sua biancheria.
- Ma ne hai un altro paio, vero? - perché mi scocciava dargliene un altro mio.
- Sì, ma è per domani! - non si voglia mai che la mammina venisse a sapere che aveva fatto il bagnetto senza il cambio delle mutandine!- E poi non posso perdere un altro paio … a mia mamma che cosa dico!? - perché sua madre faceva la conta delle mutande? poi finalmente vidi uno straccetto bianco e puntinato, allontanando la luce dal letto: si vede che l’avevo lanciato con troppo impeto.
- Toh… guarda! -
- Oh, bene! - me le strappò di mano infilandosele, mostrandomi il grillo; e perché questa volta non mi avevo chiesto di aiutarlo… proprio adesso che gliel’avrei anche infilate!
- Va bene adesso? - il suo panico sembrava placato.
- Meno male! - esclamò e ridacchiando tornammo nel letto. Dopo tutto quel rilassamento di prima, la ricerca ci aveva stressato, ma, appena abbracciato, lo sentii subito dormire; oh, Luca....,
vorrei... vorrei....
che questa notte non finisse mai,
come se il mondo dietro quella porta
scomparisse ora e poi;
perché il mondo non è pronto
per l’amore dei Briganti!

Io e te
possiam viver solamente
come parole a mezza voce:
dette, per esser poi taciute.

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