venerdì 20 giugno 2008

Il malatino

Parcheggiai lo scooter davanti casa di Luca. Tre giorni che ormai non veniva più a scuola; la prima mattina sua madre mi telefonò, pure, per avvertendomi che quel giorno non sarebbe passata, scusandosene pure; ma dopotutto era ovvio che, prima o poi, sarebbe successo: se sostituisci il mezzo pubblico col privato per maggior comodità, quando rimani a piedi, so’ cazzi tuoi! ...ma sopravvissi a quei tre giorni di pullman e ora ero lì, finalmente, a veder come stava. Un altro mezzo, però, mi precedeva, parcheggiato mezzo metro davanti al mio; segno che qualcuno era già venuto a trovarlo; che rabbia! proprio oggi quello scassamaroni doveva venire! Preso da un impeto di gelosia mi precipitai al campanello, ma, prima di suonare, la curiosità mi spinse lo sguardo oltre la siepe, incrociando uno di quei cosi, una faccia da primino, che passava per il vialetto. Improvvisamente, il segno tangibile dell’altra vita di Luca “oltre” me, era palese; dovevo arrendermi: Luca oltre me aveva i suoi amici, i suoi colleghi d'arti marziali, i compagni di classe... di cui quel bipede doveva essere un esemplare.
Il primino mi guardò a lungo, come se non avessi mai dovuto trovarmi lì; faccia scarna, pelo fulvo, lentiggini: sì, era uno di loro, e anche se ora me ne sfuggiva il nome, di certo doveva avermi visto parlare con lui durante l’intervallo e quindi riconoscermi, anche se ora mi guardava come fossi un intruso.
Come sta? – gli chiesi per non sembrar sgarbato.
Ah, ciao! – mi salutò con sufficienza, invece d’inchinarsi e riverirmi con un ossequioso vossignoria, come sarebbe doveroso farsi davanti a uno più grande.– Che ne so! Sono venuto solo a portargli i compiti! – Ah, begli amici che aveva! Venirlo a trovare e nemmeno informarsi su come stava... quasi non fosse affar loro! L’avrei preso a pedate in faccia, fino a levargli le lentiggini da quella, ma s’infilò il casco e sfrecciò via altrettanto irrispettosamente, come una persona che ti saluta senza scappellarsi di cappello, comunque entrai: la scuola da me sognata, di terrore per i primini, era ancora lontana dal realizzarsi. Mi fermai davanti a quella porta d’ingresso, pensando: quell’ospite di prima aveva in fondo dei plausibili motivi per essersi recato da lui, era forse il mandatario del professore; ma io invece che ero? Ero soltanto uno recatosi da lui per veder come stava... e neanche uno malato da almeno 10 giorni di convalescenza, ma appena 3! insomma, che figura ci avrei fatto: era forse il mio un interessamento, persino, eccessivo nei confronti di uno più piccolo di me, quasi inopportuno direi, pensando a noi due, e specialmente a lui.


Ciao... – disse sua madre aprendomi la porta con lo sguardo sorpreso e in tenuta d’uscita – Sei venuto a trovarlo? ma che gentile... Dai, entra! –.
M’introdusse a forza in quella casa: il suo saluto così caloroso mi aveva quasi rapito e ora m’impediva di allontanarmi da lei, fino all’arrivo sulla soglia della sala, da cui vidi Luca in tenuta da notte seduto davanti a una grossa tazzona fumante e con lo sguardo annoiato perduto nel vuoto; – Luca... guarda chi c’è? – disse la madre.
Che carino che era: appena mi vide, gli s’illuminò lo sguardo venendomi incontro e io a lui; – Ciao..., sei venuto a trovarmi! – disse con la vocina raffreddata e slanciandosi in un abbraccio d'affetto. Cavolo! eravamo di fronte a sua madre... e io che consideravo già sconveniente la mia capatina, figuriamoci quell’abbraccio; in quel momento avrei voluto divenir trasparente, ma la madre inspiegabilmente mi rassicurò: – Non farci caso... – disse: – ...quanto Luca è ammalato, è sempre, diciamo, “affettuoso” con la gente! – con la gente, eh! ...beh, speravo per lui che non l’avesse riservato quel comportamento anche all’ospite appena uscito, o non l’avrei perdonato! comunque bene a sapersi, che d'ammalato era così coccoloso...
Ah, vedo! – risposi facendo ancora finta di esserne quasi infastidito.


Vuoi del tè? – mi chiese lei, mentre Luca si sedeva.
No, grazie... sono a posto così! – intanto mi sedetti accanto a lui vedendolo intingere dei biscotti nel tè, o in qualsiasi cosa fossa quell’odorosa tisana.
Ma che odore è?
La medicina... – m’indicò Luca.
...nel té!
Sì, da sola non riesco a prenderlo, così la sciolgo – chissà ch'efficacia...
Ma non è che mi attacchi qualcosa?
No, non ti preoccupare, non sono contagioso! però mi ha detto che finché ho la febbre non vengo a scuola! – e ci mancava altro! In quel momento tornò la madre: – Alle, sei arrivato al momento giusto! – esordì agguantandolo alle spalle: –Io devo uscire, me lo guardi tu? –.
Fargli da baby-sitter...– Certamente! – però, come lo trattava? Intanto Luca le fece segno sgarbato di andarsene non volendo essere trattato da bambino, ma lei lo baciò ugualmente; mi facevano tantissima tenerezza in quelle scenette, ma non riuscivo neanche a trattenermi dal ridere vedendo lui.
Allora grazie, Alle!

Ma di niente! – e ci mancava altro... mi sarei occupato di lui anche moribondo! Luca intanto guardò fuori la finestra finché non sentimmo il ciocco del cancello metallico e allora mi strattonò il braccio:– Dai vieni! –.
Dove... – mi trascinò fino al divano.
Siediti!
Perché...?
Dai, Siediti! – disse impaziente. Obbedii, e lui mi si distese accanto abbarbicandosi al mio braccio: mammamia quant’era affettuoso! con la testa mi si accomodò sulla spalla trattenendosi il resto tra le braccia, come fosse in suo possesso, e io intanto cercavo il caldo con la mano tra le sue gambe, astenendomi però da cercar dell’altro per non rovinare l’equilibrio coccoloso che s'era creato

Can, Luca, se sei caldo? – gli passai la mano sulla fronte.
È trentotto... guarda! – disse con contentezza mostrandomi il provino, quasi sembrava che ci tenesse a ricordarmi che dovevo occuparmi di lui.
Allora, stenditi qua... – l’accompagnai con le mani sulle mie ginocchia; era quella una mia fantasia di lunga data: poterlo coccolare mentre mi dormiva sulle gambe. Vederlo così piccolino e rannicchiato, mi fece venir voglia di custodirlo: di trasformarmi in un guscio protettivo per lui e proteggerlo dal mondo, mentre col nasino tirava su. Lo accarezzavo sui capelli biondi d’una morbidezza finissima, ma era quell’intera testolina ad essere meravigliosa tra le mie mani, che quasi la custodivano come fosse un cofanetto pieno di meraviglia; poi con la mano scesi sul resto del suo corpo; se fossimo stati da me e avessi avuto Niki a portata di mano, gliel’avrei messo tra le sue, così che anche lui avesse avuto qualcosa di morbido da accarezzare. Mi piaceva troppo sentirlo tutto minuto sotto la stoffa morbida del pigiamino, anche se il contatto con la sua pelle nuda, ovviamente, sarebbe stato meglio; ma capitò, però, che un lembo di maglietta ne uscì dal fianco per caso, muovendosi, lasciandolo così libero un lembo sull’anca e l’elastico delle mutande. Andai in quella zona a carezzarlo; poterlo toccare sul suo velluto naturale era tremendo: mi piaceva troppo solcarlo sulla cresta iliaca, per la scarnezza affiorata appena sottopelle. Lo vedevo estremamente rilassato e pure a me trasmetteva calma vederlo sopire, ma sentivo anche che, in fondo, dell’altro non l’avrebbe sgradito... scivolai così sotto sue le vesti, attraverso quella fessura, a solleticargli l’addome: su e giù, su e giù per quel ventre piatto, mentre lui ancora dormiva, e io attendevo almeno un suo passo.
Allora! – gli dissi scotendolo un po'; volevo vedere almeno un minimo di partecipazione da parte sua, e invece niente: se ne stava lì a godersi inerme le mie coccole e basta..., completamente abbandonato a me! Pian piano scivolai col mignolo sotto l’elastico degli slip sfiorandogli il prepuzio ad ogni lieve carezzina; pareva starci, e più che bene... così entrai nello slip avvolgendolo come un guanto: avevo l’intero suo sesso nella mia mano, maroni compresi; poche volte m’era capitato di beccarglielo così molle, morbido e flessuoso... un amore da carezzare, ma stava già diventando duro, non stando più nel mio palmo e nemmeno nell’indumento.
Presi a masturbarlo dentro le mutande, finché Luca non si decise a darmi una mano distendendo le gambe e abbassandosi gli indumenti, così che finalmente potessi vedere quella verga nuda alla fioca luce della televisione, parir più lucida del solito; non so se fosse per la febbre, ma quella verga mi pareva incredibilmente calda, rovente direi, come s'emanasse energia ardente d'ogni poro. Sarei stato per ore a menargli quel manico caliente, ma mi fece una strana impressione vederlo lì calmo e rilassato mentre lo masturbavo: come se mi desse per scontato, come se io fossi lì soltanto per segarlo. Per carità, non mi sarebbe dispiaciuto affatto esserne l’umile servitore o anche il capro espiatorio, nel caso fosse stato il mio padrone, ed espiare persino le colpe in sua vece (in quel caso financo alla morte per il mio piccolo principe); ma si dava il caso che lui fosse mio pari, e l’essere dato per scontato non mi aggradava affatto. Iniziai a scappellarglielo per dispetto, e più e più volte appoggiandogli il pollice sul grande scoperto, finché Luca non lo ricappucciò infastidito.
Can, Luca, guarda come si scappella bene! – glielo riscoprii.
Embe’...
...rispetto le prime volte intendo! –; Luca mi guardò come per capire il senso del mio intervento, poi disse:– Sarà a furia di farlo! – e tornado a guardare la televisione aggiunse: – però la prima volta mi ha fatto un sacco di male... –.
Mi ricordavo perfettamente la prima volta al mare, e non gli avevo fatto per nulla male; sì, un poco di resistenza c’era stata, ma la vinsi subito:– Dai Luca, non t'ho fatto poi così male! – anzi niente, anche perché la sola idea mi faceva star male.
Ma non tu...
E allora sciocchino – ma come poi m’era scappata quella parola!– bastava che ci andavi piano..., no? – l’avevo già sentito fare da altri miei compagni in passato

Ma non ero io! – mah... come!? e se non ero stato io..., e non era stato lui..., chi era stato a scappellarglielo la prima volta e per di più con dolore? nemmeno il cugino, mi aveva detto, si era azzardato a tanto, e io certe informazioni le ricordo bene!

Come non sei stato tu!? – non rispose.– Ohooo... – lo scossi.
EH! – disse incavolato.
Come non sei stato tu...
Non lo ricordo!
Come non ricordi?! – iniziai a punzecchiarlo.
–...è una cosa vecchia!
Dai...
È stata una dottoressa!
Una dottoressa...!
Sì! Una dottoressa... – ridisse seccato, quasi lo mettessi in dubbio.

E quando?
Tanto tempo fa! ...non ho voglia di raccontartelo ora
No, no... adesso tu racconti! – non mi poteva tenere sugli spini dopo uno shock del genere... anche se la storia mi sapeva tanto di vaccata!
Eh... avevo nove anni... – poi si fermò.
Poi...
... ero in uno studio, come si chiama?
L’ambulatorio...!
Ecco sì, ed ero s'un lettino, con il coso duro... – disse verso la fine censurando le parole, affievolendo la voce.
In tiro...! – e quando mai non l’aveva duro lui?– e lei te lo scappellava...? – riepilogai perché la storia non aveva senso.
Sì! me lo scappellava! – disse con insistenza – e mi faceva male, un male cane! – la cosa puzzava tanto di tipica fantasia erotica che ammorba i ragazzini delle medie, e a questo punto pure quelli di prima superiore... però, anche se frottola, era decisamente arrapante come storia, specie con quella vena di sadica tortura...
E aveva i guanti? – se era una dottoressa vera mica glielo toccava a mani nude.
Sì!
E ti faceva male?
Certo, un male tremendo! E ho anche gridato, e lei continuava... mi sembrava di avere degli aghi nella pelle! – subito, il suo pene a puntaspilli m'apparve come immagine accapponante , però mi stava eccitando.
E lei continuava?
Sì, continuava! – Luca si alzò sia fisicamente che con la voce: il racconto lo stava tremendamente agitando, costringendomi a rassicurarlo con un abbraccio prima di riposarlo giù; la cosa era troppo vivida per essere un frutto d'un falso ricordo o della sua immaginazione, ma una cosa non quadrava: il perché; perché avrebbero dovuto fargli quello? e i suoi dov’erano?
E i tuoi ti hanno lasciato fare una cosa del genere?! –
Ma mia mamma era lì con me! – deglutii a fatica con quella nuova rivelazione: improvvisamente era divenuto un racconto d’umiliazione, e per di più davanti a una figura genitoriale... mi sentivo venire!
Sì, Luca, ma perché? Perché i tuoi avrebbero fatto questo? – non aveva senso: era una tortura inutile, non potevano essere così snaturati!
Perché, sennò, mi dicevano che dovevo operarmi! –
Ahaaa...– gliel'avevano "aperto" per evitare la circoncisione... già sentito “fare” da altri miei amici in maniera autonoma e casereccia, ma non certo oltre la soglia del dolore!:– sarà..., ma secondo me stai solo delirando! – gli toccai la fronte, poi ripresi a masturbarlo.
Osservavo quella plica sottile scorrergli lungo il glande con facilità, e mi rivenne in mente la sua storia: Luca novenne sul lettino d'ambulatorio col pistolino in tiro e un’arcigna dottoressa che glielo scappellava con dolore tra le grida... mi stavo eccitando: le grida, i guanti, il dolore! Iniziai a masturbarlo con forsennatezza per sfogare l’ardore; quella cappella si scopriva ad ogni passaggio sempre di più: segno che in fondo quella dolorosa sevizia gli era servita... e se non gliel'avessero fatta allora, quando ancora era piccolino, ora sarebbe, probabilmente, toccato a me fargliela, e magari su quello stesso divano: aprirgli il prepuzio dolorosamente, e non su quell’affarino d'allora, ma su quello odierno, col diametro d'adesso e lungo quei quattro centimetri; millimetro dopo millimetro aprirglielo tra gridi infiniti e con un dolore ancora più lancinante. Stavo facendogli una marletta da Premio Oscar, da Segaiolo d’oro, se fosse venuto adesso, lo schizzo sarebbe arrivato fino allo schermo e forse di più; ma non riuscivo a fermarmi! Non riuscivo a togliermi dai panni del suo aguzzino: dovevo sfogarmi! dovevo farlo venire...
Dai Luca, che andiamo in bagno! – lui mi guardò inebetito– Ti faccio venire sul bidè! Sai, l’influenza, non mi fido in bocca...
Ma ho la febbre!
Gli toccai la fronte, era più calda di prima: – Ma no, dai...! e poi una sega non può farti che bene! –.


Lo portai in bagno sorreggendolo a ogni passo: non riuscivo a lasciarlo, ma anche lui ne approfittava per fare il tragico malato.
Riesci a resistere trenta secondi in piedi? – lo lasciai davanti al bidè per abbassargli le mutande e il pigiama da me con maggiore perversione. Scesi quei calzoni sottili che s’accasciarono al suolo come un involucro senz’anima – senza di lui erano soltanto un vuoto indumento – e gli guardai le cosce da tergo terminagli negli slip che sembravano disegnatigli addosso su quelle sode natiche; con libidine abbassai pure quelli, vedendo da vicino il suo sorriso verticale nel cui antro non mi ero ancora azzardato, e lo sedetti.
Ahhhhh...
Freddo eh... – lo posai delicatamente su quel freddo bordo, mentre praticamente mi si era abbandonato tra le braccia.


Sedendomi appena dietro di lui iniziai a masturbarlo: mi reggevo instabilmente sulla punta del bidè aggrappandomi a lui e specialmente al suo gran cazzo; mi aveva tolto la primogenitura del suo scappellamento e ora qualcosa mi doveva, mentre lo stringevo forte come fosse il mio bambolotto da sega, il mio personale primino. Mi accostai alla sua testa strofinandola avidamente sulla chioma come un gatto in fusa, non riuscivo a staccarmene mentre inglobavo il suo corpicino lasso... era mio! Sentii il suo ansimo aumentare: c’eravamo! Portai la faccia accanto alla sua per vederne lo spruzzo: il fondo bianco del sanitario amplificava le sue dimensioni già di per sé grandiose; aumentai la spinta, Luca reclinò il collo, strinsi più forte e con un ultimo spasmo di goduria gemette due volte; e due, tre schizzi di seme vidi saettare veloci dalla punta, quai fili bianchicci e svelti per non essere visti. Continuai a menarlo scivolando la mano sulla cappella per impregnarla di sperma, non potendolo saggiare con la bocca; poi con quella mano viscida di sperma ripresi la sega: era come massaggiarlo con un unguento speciale, puro e orgiastico allo stesso tempo, mentre quel pene diventava tumido anche se detestavo quello spreco di nobile fluido.
Quando il suo pene divenne molle del tutto, lo massaggiai ancora un pochino prima di sciacquarmi la mano; Luca fece per prendere dell’acqua, ma gliela fermai:– No, lascia! – avrei fatto tutto io... ma non prima di avergli dato un casto bacio sulla tempia coi dolci segni ancora di letizia. Pulii quel pene moscio e bollente dallo sperma, che come un fantasma oleoso a stento si tergeva, mentre rinveniva nuovamente; no, un’altra sega non poteva starci, il mio primino era troppo stanco, anche se per ghiribizzo gli spruzzai dell’acqua fredda sullo scroto:– Ahhhh –.
Fredda eh... dai vieni su! – lo sollevai di peso per strofinargli il genitale con l’asciugamano: che gran bel pezzo d’uccello! tutto grosso e compatto mi riempiva la mano... ma era tempo di andare:– Alle, mi accompagni a letto? – mi chiese.

Ma certamente... – gli avrei anche rimboccato le coperte, e così feci dopo averlo accompagnato in camera e fin dentro il lettino ancora disfatto. Mi sedetti accanto a lui a contemplarlo silenziosamente, ma Luca mi sorrise e scattò in piedi con un abbraccio liberatorio; un– Grazie... – sottile mi sussurrò all’orecchio, non volevo più lasciarlo!
Dai, Luca... devo andare... aspetterò giù che torni tua madre! – dicevo accarezzandolo: – ...eper sabato prossimo? –.
Ha detto che ci deve pensare... te l’avevo detto!
Allora ci provo io, però promettimi una cosa! se dovesse dire di sì, promettimi di non segarti fino a venerdì...
Perché?
Perché se facciamo un po' d’astinenza, diventa è più bello! Non credi?
Va be’, ci proverò!
Lo strinsi un’altra volta, e poi scesi per attendere sua madre.

Tornò la madre con le buste della spesa, mentre versavo in stato catatonico davanti ai bagliori della tivù, finché non mi comparve alle spalle:– Luca dov’è? –.
Eh... – nel panico scattai in piedi– è su! Era stanco così è andato a letto... –.
Stai calmo Alle, hai fatto bene! – mi rassicurò – se vuoi stare un altro po', stai! – capii che avrei fatto bene a rimanere e intanto mi sedetti, ma mi venne ancora in mente la sua figura di passiva osservatrice mentre il prepuzio del figlioletto veniva dischiuso nell’ambulatorio medico e pensai che dopo quella volta Luca avesse comunque dovuto ripetere l’esercizio per ottenere l’elasticità dovuta, e che anche le prime volte avrebbe dovuto continuargli a fargli male... e allora chi controllava che lo facesse veramente? Lei lo guardava affinché lui lo compisse, o magari era direttamente lei a praticarglielo? ero finito in un delirio morboso; quando tornò mi proiettai direttamente nudo di fianco a lei e mi sentii osservato.
Luca mi ha detto che il prossimo sabato non andate a scuola... – disse facendo uno strano intreccio con le dita.
Eh... sì! – già mi stava divenendo duro.
Dunque è vero!
Beh, veramente ci sarebbe l’assemblea... ma non è obbligatorio andarci!
...e così tu l’hai invito a casa tua...
Sì, a dormire... – speravo gliel’avesse detto.
Però i tuoi non ci sarebbero!
Sì, vanno via. Per questo mi hanno detto che potevo chiamare qualcuno, così ho pensato che venerdì chiamavo Luca, e sabato altri miei amici visto che Luca vuole conoscere...
Ma così, però, starebbe via due notti a dormire e senza genitori...!
Eh... – detta così sembrava quasi una cosa brutta, e io non sapevo proprio che rispondere
No, dai... lo faccio venire – disse sorridendo – lo so che siete bravi ragazzi! – Sì! Se Luca fosse stato lì, avrebbe fatto salti fino al cielo.
Grazie! da tempo mi aveva chiesto d'uscire...
Sì, lo so! Però, mi raccomando, non viziarlo troppo... va bene – disse concludendo la frase con un altro sorriso.

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