venerdì 20 giugno 2008

Good morning Sir

Una soffusa luminanza fendeva l’opaca penombra della stanza dagli stretti spiragli della serranda, dando a tutto un vago sapore d’eterno e diffondendo tra le sagome e i contorni in toni bigi l’irreale chiaritudine di un mattino novembrino intorno al mio letto; ma dal suo centro un perfuso tepore mi annunciava l’inizio di una grandiosa giornata. Pian piano i miei occhi si abituarono a quella ritrovata luminanza dissolvendo la grigia nebbiolina di prima, che tutto avvolgeva, lasciando il posto a una variegata tavolozza di colori, arricchita da una spiccata nota d’oro. Che bello svegliarsi la mattina con qualcuno vicino: ti dà un senso di accoglienza nel mondo ridesto, che dell’estate non sentivo; ma ora quel biondino era lì con me.
Finalmente distinguevo i lineamenti morbidi di quell’emivolto pubere, emergente dal cuscino, e i sinuosi contorni di quel corpicino, sotto le lenzuola, che, pur non toccando, percepivo in tutta la sua grandiosità, quasi una gravità intensa esercitata dalla sua metafisica mole. Mi attirava, m’intrigava quel profilo pubescente dalla nobiltà infusa: un sogno perfetto…, un’opera perfetta che non toccavo per paura di destarmi; i sentivo bene: mossi il braccio per poggiarglielo sulla spalla e un’emozione violenta mi percosse l’anima. No, non era un sogno! quella corporeità tangibile era reale, non un’illusione d’un demone crudele; quel primino che dormiva tra le mie braccia era reale, concreto, come me! Scivolai con la mano sul suo capo… tra le mie dita oro finissimo: un vello morbidissimo tra le cose più preziose al mondo; e poi sulla guancia liscia come la sabbia, lontana dall’avere ancora il primo accenno di barba, poi Luca aprì gli occhi.
Una pupilla dolcissima mi guardava, che per simpatia un: – Good morning Sir! – mi fece uscire dalla bocca per omaggiargli alla sua intrinseca nobiltà. Luca incominciò a stendersi, a stiracchiarsi dolcemente, abbracciandomi il collo, e: – È stata la notte più bella della mia vita! – mi disse affettuosamente, stringendosi al mio petto.
Davvero… – gli dissi retoricamente, ma intanto non potei fare a meno di pensare a quante notti, in realtà, avesse potuto vivere nella sua giovane vita per designare quella come la più bella, con così tanta certezza.
…sai a cosa ho pensato? – aggiunse.
No…
Che sarebbe bello rifarlo in gita! – ma come correva!
Beh, la vedo un po' dura…
Perché?
Insomma: trova i professori… –che erano diversi! – …; metti d’accordo le classi, scegli il luogo e la data in comune… – era praticamente impossibile, oltre che averne io poco entusiasmo per la sua idea… e poi la mia classe avrebbe deciso diversamente: l’ultimo anno avevamo quasi rischiato di saltare la gita per le diserzione di alcuni all’ultimo momento.
Beh, che problema c’è… io sono capoclasse! – lo disse come fosse un titolo onorifico.
– …e te pareva! – mi scappò sovrappensiero: un bel tipino come lui, non avrà mica avuto difficoltà a diventare capoclasse; chissà quante primine che l’avranno votato…
Eh…?
No… niente! – di certo, nella mia idea, lui non era adatto per quel ruolo: non che non avesse le capacità o il carisma necessario, anzi…! solo che, secondo me, l’incarico richiedeva determinate attitudini che lui non aveva, come una predisposizione a farsi naturalmente carico della problematiche degli altri; mentre lui era, insomma, più portato a ricevere che a dare, come accadeva con me d’altro canto.
Va be’, ma se ci diamo da fare … – ecco che pensava a usare per lui l’incarico…
Luca lascia perdere… dai!
Ma perché?
Ma perché forse non ti è venuto in mente che le terze vanno con le quarte, massimo le quinte… e le prime con le seconde! Poi, in tutti i modi, sarei io a non venire in camera con te!
Perché, scusa? – c’era rimasto male.
Ma perché, secondo te… che cosa penserebbero… – mi stupiva che non ci avesse pensato da solo.
Va be’, ma non vuol dire niente…
A no…? secondo te uno di prima che va in camera con uno di terza, è tutto normale!
Ma allora adesso…
Che c’entra?
Eh! Se è sbagliato, perché noi adesso siamo qua?
Ma che c’entra l’essere sbagliato! Io non voglio solamente che altri sappiano, perché non voglio essere giudicato da chi non sa! …e poi, in fin dei conti, con chi faccio sesso è affar mio!
Sesso?! – Luca mi guardò come se avesse ascoltato qualcosa che l’aveva piacevolmente sconvolto.
Sì, perché tu come lo chiameresti …? – se aveva un termine migliore…
Luca improvvisamente cominciò ad assumere un tono serio: – Ma allora dobbiamo stare attenti!
Cioè…
e… – sembrava non avere ben in mente, nemmeno lui, che cosa volesse dire: – usare il… – e con le dita mi fece segno del profilattico.
e perché… scusa, tu mica rischi di rimanermi incinto…! – gli dissi col sorriso sulle labbra.
Ma no… le malattie… – non ho capito, fino a poco prima non gli passava nemmeno per l’anticamera del cervello e adesso, solo perché lo chiamavamo “sesso”, dovevamo preoccuparci!
e di che cosca dovremmo preoccuparci, scusa… tu hai quattordici anni… io con le ragazze non ci sono ancora stato! – e va be’, c’era poi la parentesi di Robertino… ma anche lui era verginello.

Luca sembrava aver esaurito gli argomenti per ciarlare, e si appoggiò sul cuscino a guardare il soffitto trasognato: – Wow sesso! – bisbigliò.
La sua espressione m’incitò: sembrava aver raggiunto l’illuminazione karmica, talmente era estasiato; e lo tampinai subito al pacco, dicendo: – Oh, che c’hai… le visioni? –.
Ma dunque io non sarei più vergine! – dichiarò. Uhh… ma come faceva ad usare quella parola? Io già solo a sentirla mi sentivo infastidito, come a sentire graffiare la lavagna: quando mia madre la pronunciava o andava sull’argomento, oppure in tv se ne parlava, io facevo sempre in modo di non essere nella stanza – avevo come un sesto sento che mi preannunciava che se ne sarebbe parlato –; lui invece la pronunciava come nulla fosse, parendomi un alieno.
Cioè…
E… se dici che quello che facciamo è sesso, allora io non sono più vergine! – sentenziò.
Uhh, Luca… qui è un po' difficile risponderti! – proprio non sapevo che cosa pensare, e gli levai la mano dal genitale.
Perché?
E… dipende da cosa intendi!
Come da cosa intendi… se è, è! – sembrava in tutti i modi deciso a confermare la sua “sverginità”
Insomma Luca, è un po' più complicato di così!
E come…
Ma… bisogna vedere, innanzitutto, che senso ha parlarne per un ragazzo! – proprio non mi convinceva… – per una ragazza ha più senso… insomma lo puoi anche vedere fisicamente; ma per un uomo… non ha senso! –.
Come non ha senso!?
Insomma, Luca, le parole hanno un significato ben preciso…; noi le possiamo anche usare in un modo diverso, ma poi bisogna vedere se è corretto!
E allora come facciamo a saperlo?
– …e –mi grattai il capo– guadiamo sul dizionario! – mi alzai.
Sul dizionario…! – Luca mi squadrò come se avessi detto un’eresia.
Ma perché tu come fai quando non sai il significato di una parola, la usi senza saperlo… – insomma, le parole sono importanti! Presi il vecchio dizionario che avevo in camera mia; quello nuovo mio padre me l’aveva “regalato” all’inizio delle superiori, come spesa extra “suggerita” nella lista dei libri, tanto per non sforare i limiti imposti! Era un po’ datato, ma serviva al suo scopo: in fondo il senso della parola non era cambiato negli ultimi due anni.
Appoggiai il dizionario sul lato di Luca, inginocchiandomi sullo scendiletto per consultarlo: – Allora…– mi disse il biondino.
Siediti intanto… – mi dava fastidio vederlo ancora letto! e si sedetteapparendo con tutto il suo pigiamino azzurro: – Toh, qua.: ‘persona che non ha ancora perso la verginità’ … e, comunque, in una accezione più ristretta, ‘donna con imene ancora integro’; come ti dicevo prima, per una ragazza ha più un senso! –.
e nel nostro caso?
e… adesso vediamo…‘verginità: condizione di chi non ha ancora avuto rapporti sessuali’…
Dunque? – chiese a me le conclusioni.
Dunque, se per te facciamo sesso… hai ragione! – non riuscivo proprio a dirgli: «non sei più vergine!». Luca tutto soddisfatto mi guardò quasi impettito: – …comunque, vedi che per le ragazze a più senso… anche perché da loro lo puoi sapere con certezza! –.
e da noi?
Beh, in teoria ci sarebbe anche da noi modo di saperlo …
Quale?
Non so se lo facesse apposta per assecondarmi, comunque stava andando nella mia direzione: – Ecco… – gli allungai le mani ai pantaloni: – …ci sarebbe il filetto, o il frenulo, per meglio dire! – portai le braghe alle sue caviglie e poi vi sbirciai in mezzo, intravedendo, appena sotto il limitare della sua maglietta, uno stralcio delle sue mutande bello colmo dei maroni: – dicono che durante le prime volte si dovrebbe rompe… – abbassai anche le mutande, dopo una breve tastatina, come al solito mi aveva aiutato con un sussulto del suo sederino: – quindi, ecco, quello dovrebbe essere il segno se uno è vergine o meno… – finalmente portai in primo piano il suo splendido cazzo: – e il tuo è ancora intatto! –; quindi non poteva propriamente dirsi “svergine”!
Fissai quel cazzo turgido sullo sfondo azzurrognolo, era una scultura perfetta: lungo, diritto, all’insù; un’armonia in tensione tutta tesa (asta, cappella, filetto – persino quello) verso l’alto, verso l’estasi… Senza neanche chiedere, lo presi in bocca e iniziai a succiare ma di vero gran gusto; non poteva esserci custodia migliore della bocca, per quel gustoso monile. Luca pose le mani sul mio capo; era tanto che sognavo di farlo: prostrarmi ai suoi piedi inginocchiato a succhiarlo, mentre lui mi benediva, ma avevo sempre evitato perché avevo paura che, davanti a un mio gesto così devoto, lui si sarebbe gasato e poi se ne sarebbe approfittato… ma ora no! il mio Luca era buono… e desiderava essere succhiato, e io desideravo la sua crema, che presto arrivò. Sognavo da mesi di bermi il suo sperma la mattina presto, qual migliore nutritivo per iniziale la giornata: se fossimo stati da soli su un’isola deserta, l’avrei eletto a nostro unico alimento in un’autarchia seminal-alimentare di coppia.
Terminai dopo avergli fatto veramente un bel pompino, talmente era felice, e quel flotto mi gorgogliava ancora in gola, segno che l’altra sera non l’avevo scaricato abbastanza.
Andiamo a mangiare… – mi disse.
Andiamo!
***

Non mi mollava un secondo; mi seguì anche in bagno: – Perché lo spazzolino? – gli chiesi.
Beh, tu non ti lavi i denti di mattina…
Sì, ma dopo! – o che senso aveva…
e io adesso! – mi contraddisse. Lo lasciai a lavarsi i dentini, anche se facevo fatica a separarmi da lui anche solo per quei pochi metri che mi separavano dal water; ma appena lo tirai fuori, Luca mi sbucò di fianco: – Te lo tengo? – che peste!
Dai vattene, lo sai che non riesco se mi guardi!
Ma lo devi superare questo blocco… – e già, adesso mi faceva pure da psicanalista: il “blocco disfunzionale urinario da presenza” come nuova patologia…
Luca fatti i cazzi tuoi… e vatti a lavare! – mannaggia, prima ero così sereno, dopo il pompino che gli avevo fatto, da riuscire a farla pure con lui dentro la stanza, e adesso, dopo il suo intervento, non mi usciva più! Quando finii, gli diedi il cambio.
Me lo tieni? – mi chiese lui adesso avendocelo già duro in mano; ma come faceva ad avere quella sempre bestia in tiratura continua?
No! – era bello averlo in casa con me, ma mi dava l’esaurimento la sua pressante e continua richiesta di interessamento sessuale.

Quando mi asciugai la faccia, me lo ritrovai di fianco che mi porgeva la verga già bella scappellata sul lavabo: – Me lo lavi! –, mi disse con un’inflessione maliziosa.
Ma certo… – lo presi alla base stringendolo bene, quel meraviglioso pezzo di carne! e gli strofinai la cappella nel palmo, mentre lui emetteva versetti di dolore e godimento; poi una bella passata nell’asciugamano ruvido, sentendolo dolere: – ora è bello asciutto! – gli dissi guardando quella cappella violacea da bacio.

***

Entrai in cucina con quel bel primino sottobraccio; ero io ora a non riuscirgli a levare gli occhi di dosso e specialmente a non toccarlo: era più forte di me, avevo bisogno di un contatto fisico con lui: – Allora cosa vuoi? –.
Cosa c’è? – mi chiese timidamente.
Quello che vuoi: latte… yogurt…
Il latte non mi piace tanto da solo…
Beh, allora dimmi cosa vuoi, che te lo preparo! – mi sarei trasformato pure nel Genio di Aladino,
Qualsiasi cosa?
Qualsiasi cosa…! – insistetti.
Luca stette zitto due secondi mordicchiandosi il labbro, quasi avesse vergogna di farmi la sua richiesta, e poi mi disse: – Cioccolata…! – velocemente con la scansione da bambino.

Luca si mise a tavola: era un amore vederlo biondino e azzurrino dietro il tavolo in trepidante attesa; se non fossi stato indaffarato, a prepararci la mia cioccolata, l’avrei riempito di abbracci!
Dopo avergli servito la cioccolata: – Biscotti…? –.
Sì! – mica potevo fare mancare i suoi biscottini! e poi una volta sedutomi al suo fianco iniziai a toccarlo, a vezzeggiarlo, a riempirlo le moine sulla morbida peluria dietro il coppino; me lo toccavo tutto quanto, finché lui mi disse: – Allora la smetti! – con finta ritrosia.
Non ce la feci più a quella provocazione: – Oh! Ma tu sei mio! Hai capito… Mio! – e gliel’avrei ripetuto fino alla fine dei tempi, trascinandomelo sulle mie gambe; poi iniziai a tampinarlo dappertutto. Luca imperterrito si bevve d’un sorso la rimanete cioccolata, poi mi fece un gran – Mmm! – con soddisfazione, e lì persi definitivamente la testa: sgusciati sotto la sua canotta a solleticarlo lungo tutto quel corpo longilineo. Mammamia com’era bello! avrei fatto con lui un’altra volta già sesso su quella tavola, ma intanto ero già finito per masturbarlo; Luca intanto si tese all’indietro, mentre io lo reggevo con la mano sulla schiena: era a tratti uno sforzo incredibile, ma per lui questo ed altro… poi m’accorsi che stendeva le gambe, sentendo l’intralcio dei suoi piedi puntati.
Punti i piedi eh!
e se no come faccio! – giusto, se no era difficile godere… ma ora basta, ci dovevamo calmare; ci ritrovammo entrambi a guardare il suo uccello nella mia mano, e gli terminai la sega con due massaggini alla cappella; poi basta veramente o mi sarei ritrovato a spompinarlo un’altra volta nel giro di un’ora. a convincersene: forse perché per lui poteva ancora rappresentare una sorta di primato in una classe di primini… io invece ero quasi sicuro di essere oramai uno degli ultimi della mia classe a non averlo ancora fatto o a non aver ricevuto un pompino da una ragazza. pur di realizzare qualsiasi suo desiderio.

2 commenti:

Mr.G ha detto...
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Mr.G ha detto...

Ciao!!... ho visto il tuo commento sul mio blog... cavolo... non capisco perchè non si vede...sarà che sono un ignorantone in materia di internet e che schiaffo robe a caso nel blog, però provvederò all'aggiustamento... il tuo blog invece è molto interessante... non ho ben capito la trama della storia, forse perchè non l'ho letta tutta.. provvederò pian piano!!!